Consulenza pedagogica e rappresentazione simbolica: lo strumento dei Playmobil® alla luce del Quarto Sapere
- Aurora Cesarano

- 17 dic 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 30 apr
Il presente contributo contributo esplora l'utilizzo dei Playmobil® come strumento simbolico nella consulenza pedagogica, alla luce dei movimenti del Quarto Sapere teorizzati da Piergiorgio Reggio. Attraverso una metodologia qualitativa, vengono analizzati alcuni casi emblematici nei quali il lavoro tridimensionale con i Playmobil® ha permesso a bambini, adolescenti e adulti di accedere a nuove forme di comprensione di sé, della propria storia e delle dinamiche relazionali in cui sono immersi.
La scena simbolica si configura come uno spazio sicuro e generativo, capace di restituire centralità alla persona e di attivare competenze trasversali funzionali alla crescita e al cambiamento. In un tempo educativo sempre più orientato alla performance, alla diagnosi e alla velocità degli interventi, questo approccio offre un tempo dialogico in cui far emergere ciò che è pronto ad accadere. I risultati ottenuti aprono prospettive interessanti per la ricerca pedagogica, formativa e clinica, con ricadute significative anche nei contesti scolastici, sociali e terapeutici. Viene inoltre sottolineato il valore formativo del dispositivo per i professionisti della relazione, che possono utilizzarlo sia per sviluppare nuove competenze tecniche per la loro utenza sia per riflettere sulle proprie rappresentazioni interiori.

Introduzione
Negli ultimi anni, l'ambito della consulenza pedagogica ha assistito a una crescente valorizzazione degli strumenti simbolici e narrativi come mediatori della relazione e dell’apprendimento e di trasformazione del processo identitario. In questo contesto l'utilizzo dei Playmobil® come strumento di rappresentazione tridimensionale può essere visto come pratica innovativa e significativa, capace di generare contesti ad alta intensità formativa, nei quali l'individuo può narrare il proprio vissuto e contribuire alla costruzione della propria biografica, attivando risorse cognitive, emotive e relazionali.
La rappresentazione di una situazione - evento familiare sociale tramite le figure dei Playmobil® - oggetti di uso comune, ri-configurati in chiave pedagogica in una borsa specifica elaborata con il criterio dell’inclusività - si colloca all'interno di una cornice di pensiero sistemico e dialogico. Essa consente di dare una forma simbolica a vissuti complessi, dinamiche familiari, ruoli impliciti, conflitti latenti e desideri inespressi, rendendoli osservabili e modificabili in uno spazio protetto e condiviso. La rappresentazione simbolica che ne scaturisce rappresenta uno spazio di rappresentatività
mentale e di trasformazione in cui il consulente pedagogico può accompagnare l'individuo - bambino, adolescente o adulto - in un percorso di esplorazione e riformulazione dei propri criteri della propria esperienza attraverso la metacognizione.
A sostegno teorico di questa pratica si colloca il paradigma esperienziale proposto da Piergiorgio Reggio (2011) attraverso la teoria del Quarto Sapere, che individua otto movimenti dinamici dell'apprendimento esperienziale. Questi movimenti offrono una chiave di lettura del processo inteso come un'esperienza incarnata, riflessiva e trasformativa. In questa prospettiva, il sapere non si limita a una dimensione tecnica, contenutistico - accademica, né esclusivamente esperienziale ma si configura come un sapere in atto, che prende forma nell'incontro relazionale con il professionista,
nella rappresentazione simbolica messa in scena, nell'immaginazione condivisa e nella riflessione dialogica dell’emerso.
L’ipotesi di fondo che anima questo contributo è che l'impiego dei Playmobil® nella consulenza pedagogica possa essere compreso, descritto e valutato anche efficacemente alla luce dei movimenti del Quarto Sapere. Tali movimenti, infatti, consentono di osservare con maggiore precisione i pas-saggi trasformativi che si attivano nel processo di consulenza: dall'osservazione delle configurazioni sceniche alla riformulazione narrativa, dall’azione simbolica alla pausa riflessiva.
Il presente lavoro quindi si propone di:
Esplorare l'utilizzo pedagogico dei Playmobil® come strumento di consulenza in un’ottica sistemica e dialogica;
Osservare in chiave qualitativa alcune rappresentazioni di situazioni - evento, familiari e sociali significative, rilette attraverso i movimenti del Quarto Sapere;
Offrire un modello utile per formatori, consulenti, pedagogisti, psicologi, professional
counselor che desiderino integrare linguaggi simbolici e processi trasformativi nei propri
setting di lavoro;
Attraverso questa lente, la rappresentazione simbolica con i Playmobil® diventa molto più di una tecnica: si configura come una pratica generativa e innovativa complessa, capace di accogliere la persona nella sua interezza.
Il Quarto Sapere e l'apprendimento esperienziale come lente pedagogica
Il Quarto Sapere dobbiamo differenziarlo dal sapere dichiarativo, procedurale e condizionale e rappresenta una forma di conoscenza emergente dall'esperienza vissuta, orientata alla trasformazione soggettiva e inter-soggettiva (Reggio, 2011). Il Quarto Sapere, così come teorizzato da Piergiorgio Reggio, non si articola in una sequenza lineare di fasi appartenenti a un processo chiuso, bensì in una struttura aperta e fluida. Questi non vanno intesi come tappe rigide o stadi da attraversare obbligatoriamente, ma come movimenti dinamici e interconnessi, attivabili in maniera combinatoria e situata, a seconda del contesto psico-pedagogico, della relazione e dell'esperienza vissuta. È un sapere generativo e incarnato, che si manifesta attraverso una tensione tra l’esplorazione interiore e la relazione con l'altro. La struttura del Quarto Sapere si articola in otto movimenti che si distinguono in fondamentali e ausiliari: i primi costituiscono l'ossatura dell'esperienza pedagogica; i secondi operano come forze di sostegno e amplificazione del processo:
Fondamentali:
Notare: è il movimento in cui emerge la consapevolezza. Implica l'attivazione della percezione, l'ascolto profondo di sé, dell'altro e del contesto. Notare significa accorgersi, lasciarsi toccare da ciò che accade e entrare in contatto autentico con l'esperienza. È il primo passo verso l'apertura trasformativa.
Trasformare: riguarda la capacità di rileggere l'esperienza alla luce di nuove chiavi
interpretative, superando schemi rigidi o narrazioni cristallizzate. Nella pratica simbolica si attiva una ri-codifica immaginativa che permette di spostare il significato e generare nuove rappresentazioni della realtà.
Dirigere: questo movimento orienta l'attenzione verso un'intenzionalità pedagogica. Non si tratta di controllare, ma di canalizzare l'energia trasformativa facendo emergere un progetto di senso. Dirigere implica scegliere su cosa puntare lo sguardo, cosa valorizzare e dove accompagnare l'altro.
Generare: è il movimento della creazione di nuovi significati, della possibilità di far emergere nuove forme di agency rinnovate. Generare vuol dire attivare risorse latenti, far nascere nuove narrazioni di sé, prospettive, idee, immagini, relazioni e possibilità di azione. È l'effetto funzionale di un lavoro simbolico riuscito.
Ausiliari:
Interrogazione: il domandare non come strumento per ottenere risposte, ma come pratica esplorativa. L'interrogazione, soprattutto nella forma di domande aperte, sospese, generative, aiuta a mettere in moto il pensiero divergente e a far emergere significati impliciti o trascurati.
Immaginazione: funziona come catalizzatore simbolico e creativo. L'immaginazione permette di esplorare nuovi scenari possibili e inespressi, offrendo spazi di gioco simbolico e libertà narrativa. È un movimento chiave sopratutto per tutti quei lavori simbolici che si fondano sulla costruzione visuale e spaziale di mondi.
Azione: passaggio dall'idea alla concretezza. Dare forma al cambiamento attraverso gesti, narrazioni, forme, scelte simboliche o reali. L'azione traduce il processo riflessivo in esperienza incarnata e osservabile, permettendo un rispecchiamento e una validazione di quanto emerso.
Pausa: non è mera sospensione, ma uno spazio intenzionale di metabolizzazione. La pausa consente di "fare anima”, di dare profondità e significato a quanto vissuto. In un contesto pedagogico, è anche lo spazio riflessivo per l'elaborazione affettiva e simbolica.
Questa struttura è particolarmente adatta a leggere i processi attivati nella consulenza pedagogica, dove “l'apprendimento” non è mai solo cognitivo, ma coinvolge affetti, corpo e rappresentazioni.
Metodologia
L’indagine condotta si colloca entro un paradigma qualitativo e dialogico, in cui il focus non è la misurazione dei fenomeni pedagogici ma la loro comprensione trasformativa (Mortari, 2007). La scelta metodologica nasce dalla constatazione pratica che la consulenza pedagogica, soprattutto quando si avvale di strumenti simbolici come Playmobil® produca esperienze ad alta densità relazionale e narrativa. Il presente studio si radica all'interno della cornice epistemologica offerta dalla scienza sistemica e dalla scienza dialogica, che ne costituiscono il fondamento teorico-metodologico. Questo approccio è stato già discusso nell'articolo scientifico L'uso dei Playmobil® nella consulenza pedagogica: un approccio sistemico e dialogico innovativo (Cesarano, 2024), a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti. Nel campo della consulenza pedagogica, ciò si traduce in un'impostazione in cui il consulente non interpreta dall'esterno, ma agisce come facilitatore dialogico, sostenendo l'espressione simbolica, l'elaborazione narrativa e la riflessione condivisa. Non si tratta di "analizzare” la scena rappresentata, ma di abitarla insieme, ponendo domande generative, esplorando significati in divenire e valorizzando le trasformazioni simboliche che da essa emergono. In quest'ottica, i Playmobil® non sono strumenti di decodifica, bensì oggetti transizionali e mediatori dialogici (Cesarano, 2024), capaci di veicolare significati profondi in forma tridimensionale, visiva e relazionale. La rappresentazione simbolica apre spazi di senso che il linguaggio lineare spesso non consente. L'immaginazione si attiva, la narrazione si amplia, la consapevolezza si ridefinisce. Come sostengono G. P. Turchi e colleghi, il lavoro educativo e consulenziale si fonda su pratiche discorsive capaci di promuovere transizioni, non di produrre verità (Turchi, 2014). È nella relazione che nasce il senso; è nel dialogo che la trasformazione prende forma.
Il lavoro si è sviluppato secondo una ricerca qualitativa a carattere esplorativo, articolata in diverse fasi: osservazione e documentazione di una rappresentazione di cinque situazioni - evento familiare sociale tramite le figure dei Playmobil®, analisi narrativa e simbolica delle scene costruite, attraverso fotografie e annotazioni riflessive, codifica - in un secondo momento - secondo i movimenti del Quarto Sapere con l’obiettivo di rintracciare come e quando emergono i movimenti fondamentali e ausiliari, restituzione dialogica con tutti gli attori coinvolti per ampliare la lettura manifestata al fine di definire strategie di supporto per l’intero nucleo familiare. Il criterio guida dell'analisi è stato quello di leggere ogni scena come un testo polifonico (Bakhtin, 1988), dove convivono più voci, intenzioni e significati: la voce del soggetto, quella di ogni componente della famiglia (implicita), quella del consulente. La rappresentazione simbolica - tridimensionale - è stata intesa come uno spazio intermedio (Winnicott, 1975), capace di tenere insieme realtà interna ed esterna, passato e futuro, esperienza e desiderio.
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