AURORA CESARANO

Progetti

24/01/2026

Costellazioni Sistemiche Familiari

Dare Voce alle Storie che Ci Abitano

Le Costellazioni Familiari sono un approccio sistemico e fenomenologico che permette di esplorare e dare forma alle dinamiche relazionali del proprio sistema di appartenenza, spesso sottili e silenziose, ma capaci di influenzare profondamente il nostro equilibrio interiore. Attraverso la rappresentazione simbolica delle relazioni, questo metodo rende visibili significati nascosti e favorisce processi di integrazione e riconciliazione, con ricadute concrete sulla qualità della vita e sulle scelte quotidiane.
La nostra esperienza, infatti, è continuamente plasmata dal sistema familiare, sociale e culturale in cui siamo immersi. Dentro di noi opera una rete invisibile di codici morali, memorie ed eredità psichiche che provengono dal nostro lignaggio e orientano percezioni, emozioni e comportamenti. La coscienza individuale nasce proprio da questo intreccio profondo: è ciò che ci consente di riconoscere il giusto e l’ingiusto, il bene e il male, e di costruire su tali percezioni il nostro modo di abitare il mondo.

Volantino Volantino
27/11/2025

La bellezza dello sbaglio

Esplorare corpo, mente ed emozioni per trasformare sé stessi e le relazioni

Il progetto GRU è stato ideato da tre professioniste – Aurora, Elisa e Federica – che, nel corso delle proprie carriere, hanno individuato la necessità di rivedere prospettive e schemi percepiti come limitanti rispetto alla propria identità professionale e personale. A seguito di un percorso condiviso di sviluppo e crescita, ciascuna fondatrice ha approfondito competenze specialistiche in ambiti distinti, perseguendo un approccio integrativo e multidisciplinare.
Il metodo GRU si fonda sulla centralità del dialogo tra corpo, emozioni e mente, considerato essenziale per facilitare la consapevolezza e l’espressione autentica del sé. Attraverso format di lavoro originali, il metodo consente di esplorare tematiche complesse e controverse, stimolando processi riflessivi e fornendo strumenti e strategie per favorire percorsi generativi individuali.
Tali percorsi, se applicati in contesti collettivi, contribuiscono allo sviluppo di competenze relazionali, emotive e cognitive, promuovendo processi trasformativi sia a livello personale sia organizzativo. Il progetto GRU rappresenta quindi un modello metodologico innovativo, in grado di integrare diverse competenze professionali e di favorire l’analisi e la trasformazione di dinamiche complesse in contesti educativi, formativi e organizzativi.

07/06/2025

Scelte consapevoli e dinamiche sistemiche: l’impatto oltre l’individuo

Costellazioni sistemiche

Siamo tutti esseri umani, parte di un'unica famiglia umana, interconnessi da un filo invisibile, come sottolineato da Rita Levi-Montalcini. La neuroscienziata, premio Nobel nel 1986 per la scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF), ha evidenziato che il sistema nervoso umano è caratterizzato da plasticità e dalla capacità di creare reti neurali che conservano memorie ed esperienze, condivise in maniera biologica e sociale (Levi-Montalcini, 1988).
Le relazioni interpersonali e le esperienze emotive lasciano tracce nel nostro organismo sotto forma di percorsi neuronali, contribuendo a plasmare comportamenti e risposte emotive. Tali schemi, studiati in neuroscienze e psicologia, influenzano sia il funzionamento individuale sia le interazioni sociali. La trasmissione intergenerazionale di modelli comportamentali è un fenomeno documentato, evidenziando come esperienze e traumi possano influenzare le generazioni successive.
In questo contesto si colloca la metodologia delle costellazioni sistemiche sviluppata da Bert Hellinger. Questo approccio fenomenologico e sistemico consente di esplorare le dinamiche relazionali e familiari, portando alla luce schemi e conflitti emotivi spesso inconsci. Le costellazioni familiari sono utilizzate in ambito psicologico per rappresentare e comprendere tali dinamiche (Hellinger, 1998).
Le costellazioni sistemiche si fondano sul principio che la consapevolezza di tali schemi possa facilitare cambiamenti nei comportamenti relazionali e nella percezione di sé. Il ruolo del facilitatore è guidare il processo di osservazione e rappresentazione, aiutando i partecipanti a identificare schemi ricorrenti senza sostituirsi al giudizio clinico o terapeutico individuale.
Come evidenziato da Hellinger, “La vita di ciascuno di noi è condizionata da destini che possono derivare dal sistema famiglia e impedirci di essere completamente liberi, anche se molti di noi pensano di esserlo” (Hellinger, 1998).
Bibliografia
Hellinger, B. (1998). Love’s Hidden Symmetry: What Makes Love Work in Relationships. Zeig, Tucker & Theisen.
Levi-Montalcini, R. (1988). La galassia mente. Mondadori.

05/2025

'Sport é'

Finanziato da Fondazione Provinciale della Comunità Comasca

ADS Sportinzona Melina Miele presenta Dott.ssa Cesarano nel ruolo di coordinamento metodologico e supervisione del progetto No League Social Games

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15/03/2025

Dal cervello al sistema familiare: neuroscienze, memoria emotiva e costellazioni sistemiche

Costellazioni sistemiche

Siamo tutti esseri umani, parte di un'unica famiglia umana, interconnessi da un filo invisibile, come sottolineato da Rita Levi-Montalcini. La neuroscienziata, premio Nobel nel 1986 per la scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF), ha evidenziato che il sistema nervoso umano è caratterizzato da plasticità e dalla capacità di creare reti neurali che conservano memorie ed esperienze, condivise in maniera biologica e sociale (Levi-Montalcini, 1988).
Le relazioni interpersonali e le esperienze emotive lasciano tracce nel nostro organismo sotto forma di percorsi neuronali, contribuendo a plasmare comportamenti e risposte emotive. Tali schemi, studiati in neuroscienze e psicologia, influenzano sia il funzionamento individuale sia le interazioni sociali. La trasmissione intergenerazionale di modelli comportamentali è un fenomeno documentato, evidenziando come esperienze e traumi possano influenzare le generazioni successive.
In questo contesto si colloca la metodologia delle costellazioni sistemiche sviluppata da Bert Hellinger. Questo approccio fenomenologico e sistemico consente di esplorare le dinamiche relazionali e familiari, portando alla luce schemi e conflitti emotivi spesso inconsci. Le costellazioni familiari sono utilizzate in ambito psicologico per rappresentare e comprendere tali dinamiche (Hellinger, 1998).
Le costellazioni sistemiche si fondano sul principio che la consapevolezza di tali schemi possa facilitare cambiamenti nei comportamenti relazionali e nella percezione di sé. Il ruolo del facilitatore è guidare il processo di osservazione e rappresentazione, aiutando i partecipanti a identificare schemi ricorrenti senza sostituirsi al giudizio clinico o terapeutico individuale.
Come evidenziato da Hellinger, “La vita di ciascuno di noi è condizionata da destini che possono derivare dal sistema famiglia e impedirci di essere completamente liberi, anche se molti di noi pensano di esserlo” (Hellinger, 1998).
Bibliografia
Hellinger, B. (1998). Love’s Hidden Symmetry: What Makes Love Work in Relationships. Zeig, Tucker & Theisen.
Levi-Montalcini, R. (1988). La galassia mente. Mondadori.

2025

Consulenza pedagogica e rappresentazione simbolica: lo strumento dei Playmobil® alla luce del Quarto Sapere

Abstract

Il presente contributo contributo esplora l'utilizzo dei Playmobil® come strumento simbolico nella consulenza pedagogica, alla luce dei movimenti del Quarto Sapere teorizzati da Piergiorgio Reggio.
Attraverso una metodologia qualitativa, vengono analizzati alcuni casi emblematici nei quali il lavoro tridimensionale con i Playmobil® ha permesso a bambini, adolescenti e adulti di accedere a nuove forme di comprensione di sé, della propria storia e delle dinamiche relazionali in cui sono immersi. La scena simbolica si configura come uno spazio sicuro e generativo, capace di restituire centralità alla persona e di attivare competenze trasversali funzionali alla crescita e al cambiamento.
In un tempo educativo sempre più orientato alla performance, alla diagnosi e alla velocità degli interventi, questo approccio offre un tempo dialogico in cui far emergere ciò che è pronto ad accadere. I risultati ottenuti aprono prospettive interessanti per la ricerca pedagogica, formativa e clinica, con ricadute significative anche nei contesti scolastici, sociali e terapeutici. Viene inoltre sottolineato il valore formativo del dispositivo per i professionisti della relazione, che possono utilizzarlo sia per sviluppare nuove competenze tecniche per la loro utenza sia per riflettere sulle proprie rappresentazioni interiori.
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2024

L’uso dei Playmobil® nella Consulenza Pedagogica: un approccio sistemico e dialogico innovativo

Abstract

La rappresentazione di una situazione-evento familiare e sociale attraverso l'uso del gioco Playmobil® sembra essere uno strumento pedagogico efficace per risolvere una gamma di problemi relazionali che stimola lo sviluppo dei potenziali umani. I principi guida della metodologia corrispondono all!approccio sistemico e alla scienza dialogica che mostrano al pedagogista una rappresentazione tridimensionale del singolo in relazione a tutti gli attori del suo sistema, per identificare così strategie funzionali allo sviluppo di competenze trasversali e generative.
Nella consulenza di gruppo, l'assunzione di responsabilità personali in un'ottica di squadra permette ai singoli partecipanti di poter definire e perseguire obiettivi personali volti al raggiungimento di competenze specifiche, legate all'età, al contesto e al ruolo sociale.
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16/01/2020

LA RELAZIONE CON L’ADOLESCENTE

Come relazionarsi? Identità e competenze di ruolo.

Abstract

Ogni persona, fin dall’infanzia, è caratterizzata sia da impulsi volti all’amore sia da impulsi di odio e aggressività. In particolar modo, questa lotta alberga dentro l’adolescente, lo confonde e lo mette in crisi; suscita in lui comportamenti che vanno dall’incostanza alla ribellione fino all’essere il “bravo bambino”. Essere adolescenti è un compito arduo; la ricerca di punti di riferimento, idee e gruppi di appartenenza di cui aver fiducia aiuta il giovane a sviluppare coraggio per costruire la propria identità e trovare il proprio ruolo ma si rivela spesso affannosa e destabilizzante. In questo senso la relazione con adulti di riferimento può essere una risorsa preziosa e insostituibile: permetterà al giovane di sentire e comprendere qual è il suo posto nel mondo, dove finisce la sua libertà e dove inizia quella degli altri e diventare consapevole di essere unico e interdipendente, come unici e interdipendenti sono tutti gli altri, proprio per la loro specifica individualità.

Intervista post-seminario formativo tra la Dott.ssa Alessandra Perotta e la Dott.ssa Aurora Cesarano,
redatta per l’Associazione Risvegli ADOLESCENTI E COUNSELING - SALOTTI SICO: Terzo Incontro SI-COnversa 2020 Milano
sicoitalia.it

Tutti i riferimenti personali presenti nel testo sono stati de-identificati per garantire il rispetto del segreto professionale e della normativa vigente sulla tutela dei dati.

Sono rimasta molto colpita dalla relazione che Aurora Cesarano, pedagogista, counselor a mediazione corporea, e coordinatrice di un Centro Tutela Minori Educativo della città di Milano per preadolescenti e adolescenti e le loro famiglie, ha tenuto in occasione del terzo incontro SI-COnversa.
Mi ha toccata profondamente il modo in cui ha affrontato il tema, portando la sua esperienza diretta con i ragazzi e le loro storie.
Proprio dalle storie vorrei partire per questa intervista, perché tanta teoria ha poco senso se non è “incarnata” nella realtà.
Vorrei partire dalla prima storia: quanto uno stigma può interferire con la crescita di una ragazza?
La reputazione di questa persona è arrivata al Centro Diurno prima di lei: ci era stata descritta dal Tribunale dei Minori come una 15enne deviante, con comportamenti ad alto rischio di prostituzione, spaccio e furto. Quando l’ho vista per la prima volta mi sono trovata davanti una giovane in forma che lottava con tutte le sue forze contro qualunque tipo di Istituzione. Abbiamo fatto un grande lavoro insieme per togliere strati di pregiudizi accumulati e per farle riconoscere tutte le competenze/abilità che nella quotidianità aveva messo in campo per sopravvivere. Le abbiamo quindi dato la possibilità di scegliere cosa avrebbe voluto fare con quelle competenze nel suo futuro. Il percorso non è stato semplice, spesso costellato di crisi e ritorni ai vecchi schemi, ma ora ha 21 anni, lavora in un negozio di artigianato e vive da sola.

Cosa ci insegna questa storia ?
Ci insegna che quando etichettiamo qualcuno non lo vediamo per quello che è, ma per i nostri pregiudizi e quei pregiudizi sono in grado di togliere all’adolescente la possibilità di esplorare il proprio potenziale e di costruire la propria identità e la propria biografia.
La relazione con l’adolescente si basa sulla stimolazione dello sviluppo dell’identità che si esprime sia attraverso l’idea di sé cercata, cioè attraverso l’esperienza con cui mettersi alla prova, sia l’idea di sé riflessa, cioè attraverso lo sforzo di riflessione e consapevolezza.
La preadolescenza e l’adolescenza sono momenti molto delicati di un processo di crescita che oscilla tra la figura del bambino e quella dell’adulto. Questa oscillazione li fa passare da un sistema di eteroregolazione, in cui sono gli altri che gli dicono cosa fare, ad un sistema di autoregolazione, in cui iniziano a decidere da soli. È ovvio che nel corso del passaggio ci sia un periodo di grande confusione.

L’adolescenza è un periodo di grande cambiamento sotto diversi punti di vista: corporeo, sessuale/ormonale e neuronale. A questo proposito è esemplare la storia XY. Ce la vuoi raccontare?
E’ sempre stata una ragazzina alta, ma in due mesi ha raggiunto due metri e cinque centimetri. Quando si muoveva prendeva dentro tutto, non riusciva a coordinare bene i movimenti di braccia e gambe, per non parlare della voce che si era diventata stridula. Queste modificazioni corporee fa pensare ai ragazzi che il proprio corpo abbia delle anomalie e possono persino determinare un cattivo rapporto con la propria fisicità, non è un caso che proprio nel corso dell’adolescenza compaiano i primi timori legati all’inadeguatezza corporea amplificata anche dai modelli dei mass media.

Mi ha colpita molto la tua storia. Ce la vuoi raccontare?
Sono cresciuta con più voci che confermavano la stessa sentenza: “Non hai un futuro, non hai capacità, è meglio che ti rassegni. Potrai fare un lavoro semplice, come la sarta o la cuoca”. Nell’adolescenza mi è emersa una rabbia potente nei confronti dell’autorità che si è manifestata anche in comportamenti disfunzionali che oggi potremmo definire di autodistruzione. Sentivo in tutto il mio corpo e sulla mia pelle “il non valore”. Ho incontrato una professionista che mi ha tolto gli occhiali con cui mi avevano insegnato a leggere il mondo e spronato a sperimentare con i miei occhi la mia realtà. È stato quel percorso che mi ha fatto scegliere di lavorare con gli adolescenti, di desiderare di aiutarli a incanalare il loro potenziale interno e sostenerli nel processo di resilienza e responsabilità.

Cosa intendi con responsabilità?
La capacità di rispondere in modo funzionale alle richieste interne ed esterne, ma soprattutto è la possibilità di scegliere di creare il proprio futuro. Il problema più grande con molti ragazzi è la mancanza di scopo perché non hanno il senso del futuro. Il futuro viene percepito come una minaccia, non prevedibile e quando il futuro non è prevedibile non vi è motivazione. Il problema, spesso, siamo noi adulti che non vediamo i ragazzi per come sono, non percepiamo le loro qualità e sminuiamo i loro progetti perché pensiamo che siano delle sciocchezze.

Come è possibile superare tutto questo?
Attraverso la creazione di una relazione autentica.

Come si crea una relazione autentica?
Prima di tutto attraverso il dialogo. I ragazzi nei primi incontri sono sempre restii ad aprirsi, a parlare, ma in realtà hanno una grande voglia di raccontarsi, ma hanno anche il bisogno di trovare qualcuno disposto ad ascoltarli, veramente. E poi l’osservazione. Fermiamoci a guardarli: che musica ascoltano? Praticano sport? Quale? Come? Guardano film? Che luoghi frequentano? Noi adulti dobbiamo conoscere il loro mondo, cercare di immedesimarci, metterci nei loro panni, sentirli con il corpo e ascoltarli nella pelle. Infine, è necessario, che noi adulti siamo d’esempio, ci sforziamo di essere congrui con quello che diciamo, facciamo, sentiamo. Perché è solo con il nostro comportamento che possiamo dargli modelli di possibilità, forza e coraggio per affrontare le sfide della vita.

Alessandra Perotta

15/11/2018

Archetipi mitologici alla scoperta del Sé

Attraverso il Counseling Integrato a mediazione Corporea®

Abstract

Un mito incarna un modello di pensiero, di sentimento, di comportamento, in cui ogni essere umano trova qualcosa di familiare.
Le divinità appartengono ancora profondamente alla nostra cultura e con l’aiuto del Counseling possiamo riscoprire come queste ci influenzano fortificando o indebolendo i nostri potenziali umani. La potenza evocativa del linguaggio dei simboli unita agli strumenti del Counseling Integrato a Mediazione Corporea® (insieme di tecniche espressive come ad es. il movimento integrato, il disegno, le immaginiguidate, la scrittura autobiografica) diventano un mezzo di ascolto e di auto-esplorazione per entrare in relazione con le nostre qualità interne e con “noi” e gli altri.
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Colloqui Psico-pedagogici

Presso il mio studio di analisi psico-pedagogica in Viale Coni Zugna 5, Milano, il lavoro non inizia da un problema da “aggiustare”, ma da una domanda semplice e potente: che cosa sta cercando di dirti ciò che stai vivendo? per favorire consapevolezza, responsabilità e trasformazione. Ogni persona porta con sé un filo invisibile che unisce esperienze, relazioni, ferite antiche e desideri nuovi, e il mio compito è accompagnarla a vedere quel filo con occhi diversi, fino a scoprire che non si è ciò che accade, ma colui che può trasformarlo.
L’approccio che adotto è sistemico: ogni storia è intrecciata con molte altre e le dinamiche familiari, relazionali e culturali che influenzano il presente vengono esplorate senza cercare colpevoli né vittime. La responsabilità, in questo contesto, non è un peso, ma la capacità di rispondere alla vita con gesti nuovi e consapevoli. Per rendere visibili le dinamiche interiori e relazionali utilizzo strumenti simbolici e tridimensionali, come Playmobil®, miniature e configurazioni spaziali. Mettere la propria storia “fuori da sé” permette di osservarla con chiarezza, scoprendo ruoli, legami, distanze e desideri inespressi, come guardare dall’alto un paesaggio precedentemente percepito solo dall’interno.
Il linguaggio è un elemento centrale: ogni parola custodisce un’immagine di sé e modificare la narrazione personale permette di sciogliere etichette, ridurre ruoli rigidi e aprirsi a processi di disidentificazione e libertà interiore. Allo stesso tempo, il corpo parla prima della mente; posture, tensioni, respiro e gesti rivelano verità che non sempre trovano voce. Accogliere questi segnali permette di riconoscere bisogni profondi, prendere decisioni autentiche e integrare pensiero, emozione e azione, rendendo il corpo una bussola preziosa nel percorso di consapevolezza.
La relazione che si costruisce nello studio diventa un luogo sicuro di riflessione e sperimentazione, in cui ciascuno può scoprire risorse interiori, riformulare la propria storia e recuperare il senso di protagonismo nella propria biografia. È in questo spazio che emergono possibilità nuove, senza giudizio, e la persona può riconoscere sé stessa come autrice della propria esperienza.
Per fissare un appuntamento è possibile inviare un messaggio al cellulare +39.339.653.2358 o scrivere all’email info@auroracesarano.com

Counseling Integrato a Mediazione Corporea®

Il Counseling Integrato a Mediazione Corporea® si fonda sull'integrazione tra corpo, emozione e parola, utilizzando tecniche espressive come disegno, danza e consapevolezza corporea. Questo approccio si ispira alla bioenergetica di Alexander Lowen e alla psicoterapia somatica, enfatizzando l'importanza del corpo nel processo terapeutico. La relazione di counseling diventa uno spazio di rispecchiamento e trasformazione, facilitando l'emergere di emozioni e vissuti corporei spesso non espressi verbalmente.

Biodanza®: muoversi per sentire, esprimere e vivere pienamente

La Biodanza®, sviluppata da Rolando Toro nel 1965, è un sistema esperienziale che promuove la crescita personale attraverso la musica, il movimento e il gruppo. Fondato su principi biocentrici, questo metodo si radica nelle scienze della vita, tra cui biologia, neuroscienze e psicologia. La pratica mira a stimolare la vitalità e l'espressione autentica dell'individuo, favorendo l'integrazione tra emozione, movimento e relazione.

Costellazioni Familiari Sistemiche

Le Costellazioni Familiari Sistemiche, sviluppate da Bert Hellinger, si basano sulla teoria sistemica e fenomenologica per esplorare le dinamiche familiari e le loro influenze sul benessere individuale. Utilizzando la rappresentazione simbolica, questo metodo permette di visualizzare e comprendere gli schemi relazionali e le lealtà familiari implicite. Le Costellazioni evidenziano come le dinamiche familiari possano influenzare la salute mentale e le relazioni interpersonali.

Albero Genealogico: comprendere sé attraverso la storia e i legami familiari

Il lavoro sull'albero genealogico si ispira alla psicogenealogia, introdotta da Anne Ancelin Schützenberger, per esplorare l'influenza delle generazioni precedenti sulla vita dell'individuo. Utilizzando strumenti come il genosociogramma, questo approccio analizza schemi emotivi, traumi e conflitti trasmessi attraverso le generazioni. L'obiettivo è portare consapevolezza su come questi fattori possano influenzare il comportamento e le relazioni nel presente, facilitando un processo di integrazione e trasformazione.

Le submodalità come risorsa: il percorso psicosintetico

Il lavoro sulle subpersonalità, elaborato da Roberto Assagioli nell’ambito della Psicosintesi, si configura come un dispositivo teorico-pratico volto al riconoscimento e all’integrazione delle diverse parti che strutturano la personalità. Le subpersonalità sono aspetti del carattere relativamente autonomi, ciascuno caratterizzato da specifiche modalità di pensiero, vissuto emotivo e comportamento, che si sviluppano come risposta adattiva alle esperienze di vita. Nell’individuo coesistono, ad esempio, istanze razionali, emotive, critiche, protettive e molte altre, che si organizzano in modo unico in base alla storia personale di ciascuno. La loro individuazione, denominazione e mappatura, unite alla costruzione di uno spazio di ascolto consapevole, consentono di comprendere le dinamiche interne senza esserne condizionati, promuovendo lo sviluppo di competenze di dialogo interiore. Le subpersonalità non vengono considerate elementi disfunzionali, ma potenzialità interiori che possono essere riconosciute, integrate e armonizzate. Il percorso mira allo sviluppo di tecniche che consentono il passaggio dall’identificazione alla disidentificazione, ovvero dal vivere inconsapevolmente dominati da una parte interna al poterne prendere distanza, osservarla e utilizzarla in modo più intenzionale. In tale prospettiva, come affermava Assagioli, la vera libertà non consiste nel “fare ciò che si vuole”, bensì nel volere ciò che si è scelto consapevolmente. L’obiettivo è la strutturazione di un centro unificante, il Sé, che, analogamente a un direttore d’orchestra, assume una funzione cosciente e responsabile nell’utilizzo delle diverse parti interne, favorendo l’emergere della dimensione più autentica della persona. Ne deriva una maggiore coerenza tra sentire, pensare e agire. Tale lavoro può essere svolto sia in contesti di consulenza individuale sia all’interno di seminari e percorsi di gruppo, sostenendo processi di equilibrio emotivo e sviluppo integrato della persona.

Repertori dialogici: come orientare scelte e relazioni

I repertori dialogici, sviluppati dal Prof. Gianfranco Turchi dell’Università di Padova, si collocano all’interno dell’approccio della Scienza e della Psicologia Dialogica. Essi rappresentano le modalità attraverso cui le persone costruiscono, mantengono e trasformano la propria realtà attraverso il linguaggio e le interazioni. I repertori non descrivono ciò che una persona “è”, ma il modo in cui organizza il senso della propria esperienza nei diversi contesti di vita. Nell’analisi dialogica si distinguono repertori di mantenimento, che consolidano e stabilizzano il problema, repertori ibridi, che oscillano tra vecchie e nuove possibilità di significazione, e repertori generativi, che aprono a scenari trasformativi e a nuove modalità di azione. Ogni repertorio orienta specifiche modalità di posizionamento emotivo, relazionale e decisionale, influenzando il modo in cui la persona interpreta sé stessa, l’altro e la situazione. L’analisi dei repertori dialogici, condotta insieme alla persona, consente di rendere visibili i processi discorsivi attraverso cui il problema viene costruito, alimentato e mantenuto nel tempo. L’approccio di lavoro è quindi orientato alla presa di coscienza delle modalità discorsive che operano all’interno dei sistemi relazionali, favorendo una trasformazione consapevole delle stesse. Attraverso l’attivazione di repertori generativi, la persona amplia le proprie possibilità di scelta e di azione, accedendo a nuove letture della realtà. Il cambiamento avviene così primariamente sul piano del significato attribuito all’esperienza, e solo successivamente su quello dei comportamenti. Questo approccio promuove responsabilità, consapevolezza e competenza decisionale, trovando applicazione sia nella consulenza individuale e familiare sia nei contesti educativi, organizzativi e di gruppo.